Di tutti gli istanti

Paolo Foti
foto (C) Paolo Foti
venerdì 14 dicembre, ore 21:00

Di tutti gli istanti

con Silvia Pasello e Silvia Rubesdrammaturgia e testo Silvia Rubesmusiche e suoni Ares Tavolazziluce e tecnica Valeria Foticuratrice del progetto Giulia Traversicollaborazione al progetto Caterina SimonelliCi hanno sostenuto: Teatro Rossi Aperto (Pisa), Associazione If Prana (Serravezza), Teatro Era / Teatro della Toscana (Pontedera), Armunia, Inequilibrio (Castiglioncello)

Vi è una nostalgia delle cose che non ebbero mai cominciamento.
Carmelo Bene

Dopo due anni di lavoro intorno al testo Savannah Bay di M. Duras, e al tema della relazione come dialogo di reciprocità e rispecchiamento degli “io”, come vuoto o mancanza, come nostalgia, è nata una drammaturgia in cui confluiscono tutti i temi, gli intrecci e gli spazi con cui avevamo deciso di confrontarci. C’è una vicenda alla sorgente di tutto il lavoro drammaturgico, una vicenda nascosta dentro la vita di Marina la protagonista, è un fatto tragico avvenuto molti anni prima. Tutta l’azione teatrale si costruisce intorno a questo segreto e alla sua rivelazione.

Sul tema di lavoro: portiamo nascoste le nostre storie dentro. Sono storie silenziose, a volte minacciose, pericolose, esplosive. Ci giocano da dentro. Tessono e filano i nostri destini senza annunciarsi se non a conti fatti. Che cosa ci muove davvero? Qual è la vita che ci appartiene davvero? Cambiamo destinazione per sfuggire a quei destini che ci sembrano impertinenti ed è proprio quella fuga che ci condanna per sempre, ci condanna al teorema dell’inaggirabilità di ciò che è vero di noi, al di là e nonostante tutti i personaggi che portiamo sulla scena della vita, tutte le maschere dentro alle quali troviamo conforto e rappresentazione.

Lo spettacolo

Quando penso alla mia vocazione non ho più paura della vita.
A. Cechov

Si racconta di una solitudine di tutti gli istanti. Marina è una vecchia attrice, incontra una giovane donna per un’intervista. E’ l’incontro tra due generazioni, due visioni della
realtà, due ritmi e due modi dell’esistere, due modi di vivere l’appartenenza al teatro. E’
la necessità che definisce la presenza sulla scena. E Marina, la protagonista ha fatto di
questa necessità la sua vita.

Il gruppo di lavoro

Il gruppo, che si è definito per l’occasione solo come gruppo di lavoro e non come
compagnia ed è alla fine composto da Silvia Pasello, Silvia Rubes, Caterina Simonelli;
Giulia Traversi segue il progetto e ne cura la realizzazione. Ares Tavolazzi si è occupato
della tessitura sonora del lavoro, Valeria Foti ha disegnato le luci.
Il lavoro si definisce all’inizio propriamente come incontro tra generazioni teatrali e vede nel rapporto pedagogico la possibilità di definire un terreno comune. Quella di Silvia Pasello è la generazione che ha sempre visto nell’autoformazione l’unica vera forma di apprendimento, nel teatro autorale l’unico linguaggio possibile e vivo della ricerca teatrale e anche nel tempo di lavoro lungo e sciolto da logiche strettamente economiche, l’unico modo possibile della pratica teatrale. Un fare teatro che trova nella ricerca dell’autenticità, e non nella messa in scena di un’idea, il suo sacro compito; la sua generazione incontra le generazioni più giovani, che vivono invece una sorta di follia e vertigine dei tempi e dei modi di lavoro, dei modi di apprendimento e di creazione. Dall’incontro è nato inaspettatamente uno spettacolo che però non rappresenta la tappa definitiva del lavoro. E’ uno spettacolo che non ha usato la regia come strumento di messa in opera ma ha cercato semplicemente nello sguardo del gruppo sui materiali il criterio del dare forma all’indicibile e nella drammaturgia e scrittura lo strumento del dare parole e senso alle azioni. Il gruppo vuole continuare ad interrogarsi sulla relazione tra ricerca di forme, ricerca di linguaggi, drammaturgia e pedagogia.

 

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